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Navona Palace Luxury Inn • Via Della Pace 36, 00186. Rome (Italy) •Tel.:+39 06 6841051Email

La Storia del Navona Palace Luxury Inn

Palazzo Storico

Il Palazzo della famiglia Foppa è situato nel Rione VI Parione al confine con il Rione VII Ponte. La località, connotata nel Rinascimento dalla presenza di botteghe di battiloro, cioè di artigiani che lavoravano i metalli preziosi battendoli per ottenerne lamine sottilissime, era nota come contrada del Trivio dei Parenti dal nome della famiglia che vi possedeva alcune case o anche S. Biagio de Circlo, da una chiesa situata vicino S. Maria della Pace, nota pure come S. Biagio alla Pace o alla Fossa, così detta sembra una fossa presente nell'orto della chiesa, demolita dopo il 1820.

Nel XVI sec. la piazza su cui si affaccia il palazzo, divenuto in quel lasso di tempo proprietà di Giovanni Paolo Foppa, nobile bergamasco che aveva ottenuto la cittadinanza romana, fu detta del Fico dalla presenza di un albero ivi esistente.


Nel 1603 vi nacque Marc'Antonio, erudito e letterato noto per la sua attività di collezionista ed editore di scritti tassiani, attività che ebbe come esito principale l'edizione delle Opere non più stampate di Torquato Tasso (Roma 1666, in tre volumi), oltre alla redazione dei Codici Vaticani Latini 10973-10980, che contengono scritti tassiani ma anche opere di altri autori e frutto degli studi letterari del Foppa coltivati durante tutto l'arco della sua vita.


La ricerca quasi maniacale di scritti editi ed inediti del Tasso, in gran parte provenienti dall'eredità di G.B. Licinio, agente del poeta durante gli anni della reclusione nell'ospedale di S. Anna, stimolata essenzialmente dalle origini bergamasche del poeta, permise al Foppa di stringere relazioni con letterati italiani e stranieri, tanto da trasformare la casa paterna, ereditata nel 1618, in uno dei circoli letterari più importanti della città e sicuro punto di riferimento per quanti giungevano a Roma da Bergamo.

Così anche Francesco Nazari al suo arrivo a Roma fu indirizzato dall'arcivescovo di Bergamo, Giovanni Barbarigo, presso Marc'Antonio Foppa che lo ammise alle conversazioni e agli incontri che avevano luogo nel suo palazzo con Michelangelo Ricci, Ottavio Falconieri, Giovanni Bona, il prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana Stefano Gradi, Stefano Pignatelli, Lorenzo Magalotti, il Cardinale Pietro Sforza Pallavicino. Da queste riunioni nacque il progetto del Giornale dè letterati. La rivista, fondata dal Nazari nel 1668 ed edita fino al 1683, pubblicava recensioni delle novità librarie in lingua straniera apparse in Europa, fornite dagli stessi soci.


Nel 1634 la piazza del Fico venne ampliata da Marc'Antonio insieme al fratello, come attesta la lapide collocata sulla facciata del palazzo:

'M ANTONIUS ET IO, BAPTISTA FRATRES/DE FOPPIS/ COEMPTIS EXTURBATISQUE CIRCA/DOMIBUS/AEROLAM HANC DESIGNATUMQUE/VIAE SPATIUM/AMPLIAVERE DE SUO/ANNO SAL. MDCXXXIV' 

'M Antonio e io Battista, fratelli De Foppis, avendo insieme acquistato e fatto sparire le case d'intorno, hanno fatto libero questo piccolo cortile e lo spazio destinato alle strade, a proprie spese nell'anno del Signore 1644'.

Il fratello Giovanni Battista Foppa, coerede di un notevole patrimonio in beni immobili e in depositi bancari a Roma e a Bergamo, amministrò l'eredità paterna con Marc'Antonio fino al 1622, anno in cui entrò nella Congregazione dell'oratorio San Filippo Neri. Nel 1643 divenne arcivescovo di Benevento e a causa della lontananza, non essendo più possibile amministrare congiuntamente il patrimonio, nel 1658 questo venne diviso e la casa di Roma divenne di proprietà esclusiva di Marc'Antonio.


Alla sua morte, avvenuta il 7 Luglio 1673 il fratello divenne usufruttuario di metà dei beni di Roma e di quelli di Bergamo. Morto poco tempo dopo anche Giovanni Battista, il 18 dicembre 1673, in base al lascito testamentario di Marc'Antonio la rendita dell'intero patrimonio andò a costituire il fondo di doti a favore di povere zitelle della parrocchia di S. Biagio della Fossa oggi incorporata con le parrocchie di S. Tommaso in Parione e S. Celso, fondo che sarebbe stato amministrato dal Cardinal Vice Cancelliere pro tempore.

Ancora di proprietà dell'Opera Pia Foppa nel 1845 il palazzo in piazza del Fico, ampliato e composto ora da 10 stanze al primo piano, 14 al secondo, 12 al terzo e 14 al quarto, entrò in possesso di Giuseppe de Rossi Mutarelli figlio del fu Ignazio, domiciliato in via della Pace 35, già enfiteuta a terza generazione mascolina. All'interno del palazzo è tuttora conservato lo stemma in marmo della famiglia Foppa, raffigurante sul lato un rastrello da fieno e al centro un fiordaliso. I colori originari erano oro su fondo azzurro.

 

Lo stemma Foppa è scolpito anche nella lapide sepolcrale della Tomba di Giovanni Paolo padre del famoso Marc'Antonio, nel pavimento della chiesa di SS Andrea e Gregorio al Celio, posta dal fratello Giovanni Battista canonico dell'ecclesia cattedrale bergamasca e dai figli:


DOM/IOANNI PAULO FOPPAE/NOB. BERGOMATI/SPECTATE PROBITATIS/VIRO/IOANNES BAPTISTA FRATER/ECCLESIAE CATHED. BERGOM./CANONICUS ET FILII/ SIBI POSTERISQ./ P.P./ OBIIT DIE APRILIS XIII/ AN. SALV. MDCXVIII/ VITIX ANNOS LXVI/MENSES II.

Dell'arredo originale del Palazzo purtroppo oltre lo stemma, restano solo scarsi lacerti di affreschi e travi istoriate dei soffitti di alcune stanze, ma dall'inventario redatto all'epoca della morte di Marc'Antonio Foppa si apprende che esso era riccamente adorno di mobili, vasellame, argenti, oro, e soprattutto un'ottantina di quadri prevalentemente a soggetto sacro e alcuni ritratti, che nell'insieme dovevano costituire una pregevole collezione.


Di alcuni sono noti i soggetti e gli autori in quanto oggetto di legati testamentari, come ad esempio una Cacciata dei mercanti dal tempio attribuita al Correggio ed ereditata da Mons.


Altoviti, un ritratto del Bembo di Tiziano lasciato insieme ad altri quadri alla città di Bergamo, un ritratto del Tasso dello Zuccari commissionato da Cinzio Aldobrandini ed ereditato da Francesco Tassi esecutore del palazzo, luogo di cultura e punto di riferimento di letterati italiani e stranieri nella Roma del Seicento.


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